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Gaetano Bonoris (1861-1923) Stampa

Conte Gaetano Bonoris

La figura del conte Gaetano Bonoris non è stata oggetto sino ad oggi di studi approfonditi, sia in ragione del suo stile di vita schivo e riservato, sia a causa della relativa carenza di fonti documentarie a lui relative, riconducibile soprattutto alla precisa disposizione testamentaria di bruciare ogni sua carta al momento della morte.

Gaetano nacque il 21 gennaio 1861 da Achille e Marianna Soncini - discendente da un’antica e nobile famiglia bresciana - la quale malauguratamente sopravvisse al piccolo solo tre anni. I Bonoris erano un’attivissima famiglia della borghesia mantovana, tradizionalmente dedita all’imprenditoria e al commercio: per la costituzione e l’accrescimento del patrimonio familiare furono determinanti «l’alto privilegio di essere nominati banchieri di Casa d’Austria durante le guerre napoleoniche e, al termine del mandato, la concessione di gabelle imperiali e dazi». Nel 1870 il padre di Gaetano era un riconosciuto esponente del mondo finanziario, «censore della Banca Nazionale del Regno d’Italia, amministratore della Banca Provinciale Bresciana e titolare dell’esattoria di imposte e dazi per il governo».

Dalle poche notizie relative agli anni giovanili del conte, s’apprende che egli aveva condotto i propri studi all’estero, in particolare presso il Politecnico di Zurigo, anche se nel 1884 - con l’avanzare dell’età del padre - fu costretto a rientrare in patria per gestire in prima persona il patrimonio familiare. In tale ruolo, poco più che ventenne, dimostrò subito capacità e prudenza tali da riuscire addirittura ad ampliare la sostanza paterna: da allora scelse di condurre una vita signorile, seppur appartata, trasferendo la propria residenza a Montichiari, dove nel 1890 poté offrire ospitalità ad Umberto I. Gaetano Bonoris, all’epoca ventinovenne, aveva contribuito con cura alla preparazione delle manovre militari che richiesero la presenza del re a Montichiari: «sessantamila uomini in arme e una spesa valutata in 800.000 lire. La brughiera torna a essere quel colossale Campo di Marte ch’era stato ai tempi di Napoleone Bonaparte: il luogo ideale per innalzare uno smisurato bivacco, simulare scontri d’artiglieria e di cavalleria, ma anche per impressionare gl’infiltrati osservatori stranieri. Un grandioso spettacolo per centomila curiosi». Grazie anche a tale patriottica dimostrazione, nel 1891 gli fu conferita l’investitura a conte.

A tale titolo Gaetano Bonoris tenne molto, come dimostra anche la progettazione e l’esecuzione dei lavori di ristrutturazione del castello acquistato nel 1890 dal Comune di Montichiari: all’impresa il conte dedicò ogni attenzione, dispiegando in essa gusto artistico e sensibilità architettonica, oltre che rivelando il proprio carattere non facile, se non eccentrico. I lavori diretti dall’architetto Antonio Tagliaferri iniziarono nel 1892 e proseguirono sino al 1900, portando alla realizzazione di un modello ideale di fortificazione medievale subito eletto dal conte a propria dimora. Nello stesso anno Bonoris fu eletto parlamentare della XXI legislatura, durante la quale il bresciano Giuseppe Zanardelli fu a capo del governo: a convincerlo a candidarsi nelle file del partito liberale fu molto probabilmente l’autorevole senatore Ugo da Como, che aveva stabilito la propria residenza nella vicina rocca di Lonato.

Castello Bonoris a Montichiari

L’attenzione per i meno abbienti caratterizzò tutta l’esistenza di Gaetano Bonoris, tanto che l’ingentissima donazione che decise di elargire alla Congrega non destò sorpresa in chi lo conosceva bene: significativa, a tal riguardo, è la testimonianza resa dall’esecutore testamentario Bindo Azzali, che rilevò come in fatto di beneficenza il conte fosse «misurato e cauteloso e alieno da pubblicità. Faceva beneficienze riservate a mio mezzo, e bene spesso personalmente e vi erano dei veri abbonati al sussidio. Scoppiata la guerra e per tutta la sua durata fece pagare degli assegni a tutte le famiglie povere dimoranti nelle sue proprietà».

Gli aiuti individuali andavano di pari passo con le largizioni a favore di enti ed istituzioni benefiche in Brescia e Mantova, con particolare attenzione alle necessità dei minori; attenzione che ebbe come esito naturale e coerente la volontà di affidare il proprio patrimonio alla Congrega della Carità Apostolica «perché la gioventù infelice di Brescia e di Mantova ritrovasse la speranza in Dio padre e le cure di una madre».